(...)Per Noi dietro la nave prua azzurra
buon vento mandava ch’empiva le vele,
compagno gagliardo,
Circe riccioli belli, tremenda dea dalla parola
umana.
Noi, manovrati presto tutti i paranchi, lungo la nave.
stavamo
seduti: il vento e il pilota la dirigevano.
Ma io ai compagni parlavo
sconvolto nel cuore:
"O cari, non devon conoscere uno o due soli
i fati che a me svelò Circe, la dea luminosa:
ma li dirò ché possiamo o
morire sapendolo,
o scampare, evitando la morte e la Chere.
Delle sirene
dal canto divino per prima cosa ordinava
che fuggissimo e voce e prato
fiorito. (...)
Così, le cose a una a una dicendo ai compagni, parlavo.
Intanto
rapidamente giunse la nave ben fatta
all’isola delle Sirene, ché la spingeva
buon vento.
Ed ecco a un tratto il vento cessò; e bonaccia
fu, senza
fiati: addormentò l’onde un dio.(...)
Quindi, seduti, battevano il mare schiumoso coi remi.
Ma come tanto fummo
lontani, quanto s’arriva col grido,
correndo in fretta, alle sirene non
sfuggì l’agile nave
che s’accostava: e un armonioso canto
intonarono.
"Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli
Achei,
ferma la nave, la nostra voce a sentire.
Nessuno mai si allontana di qui
con la sua nave nera,
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro
la voce;
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose.
Noi tutto
sappiamo, quanto nell’ampia terra di Troia
Argivi e Teucri partirono per volere dei numi;
tutto sappiamo quello che
avviene sulla terra nutrice"
così dicevano alzando la voce bellissima, allora
il mio cuore
voleva sentire, e imponevo ai compagni di sciogliermi,
coi
sopraccigli accennando; ma essi a corpo perduto remavano.(...)
Ulisse, grazie al vento favorevole
mandato dalla maga Circe, avverte i compagni del pericolo costituito dalle
Sirene, creature che secondo la leggenda, cantando divinamente, attiravano, ammaliavano i
marinai verso la loro isola per poi farli schiantare contro gli scogli
aguzzi. Ai loro occhi infatti intonavano un canto "appetibile" e ingannatore.